| |
|
|
|
|
|
|
|
beppesalvia.it |
Sommari
di tutti i numeri di Braci
|
Cuore A scrivere ho imparato dagli amici, ma senza di loro. Tu m'hai insegnato a amare, ma senza di te. La vita con il suo dolore m'insegna a vivere, ma quasi senza vita, e a lavorare, ma sempre senza lavoro. Allora, allora io ho imparato a piangere, ma senza lacrime, a sognare, ma non vedo in sogno che figure inumane. Non ha più limite la mia pazienza. Non ho pazienza più per niente, niente più rimane della nostra fortuna. Anche a odiare ho dovuto imparare e dagli amici e da te e dalla vita intera. C'è chi, al contrario di me, non dispera, che con salute e forza e virtù e buona fortuna, si arrivi a morire dopo tanti bei giorni, pieni di tantissime cose di questo mondo o di un altro mondo; o dopo tanti giorni e quella gioia soltanto povera dei giorni. Io son felice, a questo mondo, solo di questo e spero che a me il destino procuri con le sue pesti e le pietà e i suoi dolori un solo giorno più bello di tutti questi miei dolorosi giorni; o di questo mio dolore si dimentichi per un solo giorno. (Quanto fu lunga la mia malattia, e tanto amara la mia vita in quella fu stretta e spiegazzata come un cencio, e io pallido e stanco come un mondo intero dovessi sopportar tutto su la mia schiena, faticavo tanto, m'immaginavo mondi tutti assai più lievi e volatili di questo mio, che tanto m'affliggeva e tormentava, e vaneggiavo di nascoste verità e cieli quieti di pensieri chiari ove più mio l'animo affranto potesse dimorare, e non trovavo queste cose che non esistono, e soffrivo) I miei malanni si sono acquietati, e ho trovato un lavoro. Sono meno ansioso e più bello, e ho fortuna. E' primavera ormai e passo il tempo libero a girare per strada. Guardo chi non conobbe il dolore e ricordo i giorni perduti. Perdo il mio tempo con gli amici e soffro ancora un poco per la mia solitudine. Ora ho tempo per leggere per scrivere e forse faccio un viaggio, e forse no. Sono felice e triste. Sono distratto e vagando m'accorgo di che è perduto. M'innamoro di cose lontane e vicine, lavoro e sono rispettato, infine anch'io ho trovato un leggero confine, a questo mondo che non si può fuggire. Forse scopriranno una nuova legge universale, e altre cose e uomini impareremo ad amare. Ma io ho nostalgia delle cose impossibili, voglio tornare indietro. Domani mi licenzio, e bevo e vedo chimere e sento scomparire lontane cose e vicine. Ma oltre queste verità e dentro queste vuote parole ho perso la misura. Ora io so soltanto che son seduto a questo tavolo e che per tanto buone ragioni ho tempo e odio da spendere. E mi basta così senza nemmeno maledire. Non è perdere al gioco, e poi fa bene vivere. Un'arte marziale voglio imparare, di che sempre si possa indugiare di far male. Un teatro astratto di colpi e pensieri per i giorni neri. E poi le gioie e insieme con gli amici far niente.
|
© 2005 Mauro Biuzzi |