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Sommari
di tutti i numeri di Braci
Braci n. 1, 25 novembre 1980
Braci n. 2, 16 febbraio 1981
Braci n. 3, settembre 1981
Braci n. 4, 10 dicembre 1981
Braci n. 5, maggio 1982
Braci n. 6, ottobre 1982
Braci n. 7, marzo 1983
Braci n. 0, gennaio-marzo
1984
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Testi
e poesie di Beppe Salvia pubblicati nella rivista Braci.
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Appunti 1982
- domenica di cronaca.
Quello che si è definito postmoderno è un pensiero
utile al mondo. E l'arte di transavanguardia un'utile forma dell'utile.
Lo sguardo dopo questi due ordini nuovi si fa netto, il piede
poggia su un fango limpido luminoso e denso su cui non resta traccia
e che non s'apprende alle scarpe.
In questa micidiale ebollizione, così ha scritto un architetto
in un giornale di design, il selvaggio e il moderno il vero e
il falso l'alto e il basso si vuotano e si empiono. Nel mentre
il segno geroglifico che assimila intero l'alfabeto gira su sé
alla ricerca di una nuova gerarchia, d'un novello ordine dei simboli.
(Pare la borgesiana parodia della Voce che descriva sopra gli
spezzoni dei film in presentazione la loro futura composizione
in due ore imminenti di passatempo totale. - cfr. Storia universale
dell'infamia. )
La gran pattumiera inghiotte finalmente tutto. Finalmente, così
come i biologi hanno scoperto l'essere protozoico capace di degradare
il polimero plastico, la scoria eterna, anche l'umana coscienza
ha prodotto la gigantesca macchina eguale alla vita che della
vita e dell'arte distrugge le scorie,
ne scompone le molecole in altri meno giganteschi legami.
Oggi posso dipingere senza essere pittore e guadagnarci sopra
senza rischiare il ridicolo.(Transavanguardia è mondanità
del vertice terminologico volontà, svelato ai nostri tempi
da Arturo Schopenauer.)
Posso far politica senza che m'avvampi di colpa il mostro dell'inutilità
e del fallimento.
Posso crearmi e distruggermi senza essere mercante o santo.
Posso credere d'aver capito, e ho capito, senza aver capito.
Ancora una volta l'Universo del Tempo si riprende il suo segreto.
Imminente, Prossimo, il futuro scompare
- è domenica e io chiedo al casellante di Tor Sapienza
l'orario del treno per Termini. E' sera e uomini come sempre stati
popolano la sala d'attesa e hanno l'ombra di luna ognuno per sé.
Senzani, un capo rivoluzionario, abitava da queste parti fino
a pochi giorni fa. Il terrorismo è stato finito. Stanotte
i miei sogni appariranno e scompariranno come sempre è
stato. Per sempre.
Domani i giornali porteranno in cronaca, pagina per eccellenza
vespertina, tutto quello che il mondo non è e che arte
non può. E il sole del giorno abbacinante splenderà
dimentichi i caratteri tipografici.
Con il dubbio adesso che il mondo si stia ricreando e sopravviva,
a questa micidiale ebollizione, proprio per essere quello che
dice la cronaca e avere
comunque e dovunque possibilità dell'arte. Perché
soltanto a questa luce vera essa concede. Io uso il pensiero del
mondo.
- vanità e verità.
non vi è certo nel mondo, e tanto meno nella vita di ognuno,
un punto preciso in cui far convergere, se pure occasionalmente,
linee e precipizi. L'Oscillazione di Tutte le Cose Fisiche provvede
a una desertificazione del pensiero a cui la eco mitologica vanamente
dovrebbe provvedere uno strumento di salvezza. ma la vita leggendaria
delle Opere ha in questa propria universale chiarità, in
questa vanità, il suo rispetto più tenace. un giovane
quale io sono fornito di necessaria educazione moderna e provveduto
di assoluta bellezza del corpo ristabilisce l'equilibrio mondano,
rifa l'uomo e l'opera. Nel caso, io oggi ho pubblicato una mia
Interpretazione Generale.
Questa sera stessa dovrò presentarmi ai Consiglieri d'Accademia
perché mi si renda l'Elogio. già vedo negli occhi
invitti dei Fanti il fatuo naufragio di inutili velieri.
Il mio scritto, lustrato nelle descrizioni e celebre ancor prima
di comparire in volume per l'efferatezza della cesoia e la purezza
della poesia, appare oggi l'unica opera di una cultura e di una
civiltà che, scomparse per necessità, il dovere
dell'Ombra! - avrebbero perduta e per sempre, senza
una tale celebrazione della loro bellezza, l'ombra dei lari e
il congedo del poeta. sarebbe vissuta, io so bene, nei secoli
la millenaria attitudine alla scienza e il pensiero stesso di
questo mondo avrebbe diffuso per osmosi o come luce di stella
morta che approssima all'Eterno, del crivello e del velo, ma le
gesta gli eroi la misura plastica delle cose non avrebbero resistito
all'intemperie del moto, all'infaticabile negazione che il popolo
di una nazione deve consentire per sopravvivere. alla miseria
dell'eccellenza delle abitudini alla inquisizione della bocca
aperta.
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