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Braci n. 4, 10 dicembre 1981


In merito al lavoro di Emilio Cecchi sui romantici inglesi



Se fosse il romanticismo gran vaglio a bàttima d'un oceano d'idee che avesse rivoltato molto meno quelle quanto, è dell'arte che si parla, più avesse riproposto schemi filosofici simmetrici, onde troppo eguali alle antiche alle antichissime,

se per quel nuovo contrordine di nomi identici gli eletti avessero ancora dovuto ritrattare in termini di storia ideologia idee proprio la propria anima e costretti a rimanere gli eletti, gli artisti !
se fosse il moderno l'esito cerebrale d'un avvilimento cerebrale dei sensi,

sembrerebbe dunque di dover credere che solo affermazioni di affinatissima incuria per le cose della storia, possano essere riconosciute come arte, arte romantica, arte moderna, arte.

Emilio Cecchi rivela in un mondo di gerarchie estetiche e demonologiche e di lasse teorie dell'arte ancora una volta le poche candide serenità concesse a coloro i poveri che, pur non volendo disdegnare niente del proprio vivere moderno e in quello della propria utile intelligenza di natura e sentimento, volessero lo stesso manifestare in semplici forme di bel mestiere quel che fin troppo semplice le anime innevate dei semprearguti tenessero a cennare di sbieco o in perifrasi viete.

A tutto tondo e in piena luce John Keats, giovane tra i grandi, scrive

...let there nothing be
More boisterous than a lover's bended knee;
Naught more ungentle than the placid look
Of one who leans upon a closèd book;
Naught more untranquil than the grassy
                                                 slopes
Between two hills. Ali hail delightful
                                                 hopes!
As she was wont, th'imagination
Into most lovely labyrinths will be gone,
And they shall be accounted poet-kings
Who simply tell the most heart-easing
                                                 things.
O may these joys be ripe before I die.


© 2005 Mauro Biuzzi