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Braci
n. 2, 16 febbraio 1981
Canzone d'estate I m'appare sempre risolto ogni giorno d'estate ogni moto dell'aria ogni sogno posa più affranto che lacero io soffro il dolore di vivere la vita già sognata adesso che cieche ammende ognuno sa scegliere a cesello, e anch'io, nel fregio svilito d'un gioiello nel vuoto tempo che ripete specchi ansia sofferta di morire l'inanimato mestiere provo, lo strido che mi possa avvincere, nei volti nelle cure trovo di tutti la vecchiezza dimentica, il deserto smemorato ricordo dove bianchi impossibili abbagli dove tremano rari tenaci fuscelli consunti, bruciate cortecce arrossano, e sanno di brezze saline i labbri umidi, più lontano è chi sprezza sul limite d'uno stagno falso prima di colli piani e calmi l'ilare libertà dell'ebbro. II vivono e il mio sogno è destarli fuoco m'avvampa e inchino a quell'oro tocca più in alto il cielo di fuoco il mio fuoco e poi lontano in un segno che scocca chiare ali dal nuvolo son nate s'avvertono i ritorni delle fiere bestie e uomini s'incontrano nati in un simile vuoto di chimere oggi al fuoco s'è raccolta una gente avvilita nel mondo ha occhi attenti avvampano quegli occhi e membra afflitte cedono alla venia del sonno - mette chiedere s'è desto il mondo davanti a quanto ha roso il ferro della notte?
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© 2005 Mauro Biuzzi |