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Braci n. 1, 25 novembre 1980



L'improvviso editto



1

A un tempo son certo adesso e della
inutile mia prova e della sua bellezza
goffa austera;
           ridetemi appresso continuerò a mentire;
mai seppi scrivere e nessun metro
grammatico voglio che mi s'accosti,

per quanto tetro e inetto è come il tuono
il mio suono, forza della natura.


2

Me ne vado vagando e v'assicuro
son duro a sentire ogni loquela
sorda di costoro i potenti;
non valgo nulla e nulla pagherò
di mio all'Eterno;

di più, m'accorgo d’impetrare
un dolore nuovo a Natura Novella
all'Universo tutto, quello
di dirmi infine nuda marviglia
anch'io del creato come la dura
pietra come lo scoglio inerte;

per questo traverserò, e traverso.


3

Potete sentirmi adesso?
Non schiudete occhi pavidi
davanti l'orror mio
e che vi manifesto;
è l'orrore di tutti.


Potete nicchiare adesso! v'ho detto
v'ho gridato il mio caso, come
tutti sono, centro dell'universo.


4

Non mi nascondo più. Non
lecco lo ferite mie. Non voglio perdonarmi
d'accordo, ma nemmeno ossequio
voi; io poso, son gradasso, urta
il mio modo d'accordo, ma il vostro
vetro non vale il diamante che ho trovato;

fu un caso è vero, non ho da vantarmene,
e d'altronde duole assai questo peso,
misero me essere il vostro metro,
                                comunque.


5

Arricchisco in questa indigenza!


6


Alcuno s'ammalò rima d’ogni alba, sempre

del male che acceca ed impedisce
cennare l’intesa o declinar l’invito.


7

Perché credete ch'io faccia
il paio, con malagrazia e avvedutamente
e felice di questo, col morto
tocco di quest’ora maligna?


Perché credete ch’io accordi
il mio canto all’inutile sirena
dello stagno inerte?


E’ solo perché l’unisono bifido
di questi versi possa chiamare
l’ultimo suono alla mia
ammalata nostalgia, al male
che mi fa veder tutta perduta
quest’infinita meraviglia
che già mi creò, me come tutto.


8

Non sopporto più che mi si taccia,
e lo grido, lo griderò
in eterno;


o già l'ascoltate da sempre,
nevvero? questo rombo pedante
come l'orifiamma fredda
sulla chiostra di guglie
del castello d'un pazzo.


9

Non vi chiedo l'ascolto
non v'ho prestato molto
del mio


troppa miseria mi dimenticò
                      ogni riguardo.
 


© 2005 Mauro Biuzzi