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Sommari
di tutti i numeri di Braci
Braci n. 1, 25 novembre 1980
Braci n. 2, 16 febbraio 1981
Braci n. 3, settembre 1981
Braci n. 4, 10 dicembre 1981
Braci n. 5, maggio 1982
Braci n. 6, ottobre 1982
Braci n. 7, marzo 1983
Braci n. 0, gennaio-marzo
1984
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Testi
e poesie di Beppe Salvia pubblicati nella rivista Braci.
Il lume accanto allo scrittoio
Noi proviamo in questa notte a scrivere della vita e della morte. La
letteratura ufficiale ancora adombra con grave e dimessa incuria la
volontà di lenire (sorridere è uno stile come tacere)
e ispira, subìto pentita, nuove rinnovate schiere di verseggiatori
sentimentali e scolari giustamente beffardi. In queste nostre pagine
dunque noi proviamo a far vivere ogni nostro dolore o limite o sofferenza
o gioia poiché vogliamo ridare allo scritto, un pensiero vergato
perché rimanga, il suo più immediato valore che è
quello di partecipare esso stesso del vivere, e far vivere anche noi
che fuggiamo altrimenti, nel suo duplice calore di ricordo e d'attesa.
Poiché del presente il pensare è fuggiasco.
E noi, noi moderni, costretti a sperare o dimenticare, riviviamo ogni
giorno un giorno troppo uguale. Si perde così ogni passione.
Anche perché le passioni non più scritte o coltivate in
una scrittura interiore son tutte eguali.
E il piacere è gioia e la gioia è dolore.
E il ricordo felicità e la felicità dimenticanza.
Allora non più i nostri versi si ingannano se appaiono confusi,
ma ben più grato è il nostro amore per essi se un disteso
piacere li rende aggraziati e al contempo un rigore di pensiero li provi
al diffuso dolore.
Per non rischiare di contemplare i nostri volti abbiano scritto di essi.
Poiché un volto pur bello, e se bello ancor più, ha la
virtù di sparire rimediarsi allontanare il suo più profondo
rilievo.
Altrimenti in quelle parole a fatica tratte a descrivere passioni e
orrori la bellezza è seconda. Il favore che ad esse parole scrivendo
chiediamo è di rifletterci il volto mille volte lo stesso le
mille volte che esso, è mutevole il tempo, s'acciglia e si trasforma.
Non è semplice chiedere questo; è come sedurre il destino,
ma nell'opera è l'opera. Il merito e il valore ce ne disinteressiamo.
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